Protocollo Accoglienza Alunni Stranieri: Guida e Indice
Il protocollo di accoglienza alunni stranieri regola iscrizione, assegnazione alla classe e prima alfabetizzazione: cosa contiene, chi lo redige, le quattro fasi.

Arriva a metà novembre, ha undici anni, viene da un paese di cui in sala docenti nessuno sa dire il sistema scolastico, e non parla una parola di italiano. In segreteria hanno iscritto, in classe sei tu. Cosa succede nelle prossime due settimane dipende quasi interamente da una cosa: se la tua scuola ha un protocollo di accoglienza scritto, oppure se ogni volta si improvvisa. Nel primo caso c'è una procedura, con ruoli e tempi. Nel secondo si fa quel che si può, e il risultato cambia a seconda di chi c'è quel giorno. Questa guida spiega cosa deve contenere quel documento, chi lo scrive e come si traduce in pratica dal primo giorno.
In sintesi:
- Il protocollo di accoglienza è un documento deliberato dal Collegio dei Docenti e inserito nel PTOF: non è una buona prassi informale.
- Il riferimento normativo è l'art. 45 del DPR 394/1999, che affida al Collegio i criteri di accoglienza e di assegnazione alla classe.
- L'iscrizione avviene in qualsiasi periodo dell'anno e non è subordinata alla regolarità del soggiorno.
- La classe è quella corrispondente all'età anagrafica, salvo deroga motivata deliberata dal Collegio.
- Il protocollo si articola in quattro fasi: amministrativa, comunicativo-relazionale, educativo-didattica e sociale.
In sintesi
Il protocollo di accoglienza degli alunni stranieri è il documento con cui una scuola definisce in anticipo procedure, ruoli e tempi per l'inserimento di un alunno con cittadinanza non italiana: iscrizione, colloquio con la famiglia, rilevazione delle competenze, assegnazione alla classe e prima alfabetizzazione. È deliberato dal Collegio dei Docenti e fa parte del PTOF.
Cos'è il protocollo di accoglienza e perché serve averlo
Il protocollo di accoglienza è la procedura scritta che la scuola si dà per gestire l'ingresso di un alunno straniero. Non aggiunge adempimenti: mette in ordine quelli che ci sono già, assegnando a ciascuno un responsabile e un tempo.
La differenza tra averlo e non averlo si misura in giorni persi. Senza protocollo, l'alunno viene iscritto in segreteria, arriva in classe il giorno dopo, e per due settimane resta seduto in fondo mentre si cerca di capire chi può fargli italiano, se qualcuno parla la sua lingua, in che classe stava prima. Con il protocollo, quelle stesse due settimane hanno una scaletta: colloquio con la famiglia entro tot giorni, rilevazione delle competenze prima dell'inserimento, decisione sulla classe con criteri già fissati, avvio dell'alfabetizzazione dalla prima settimana.
Il quadro di riferimento è l'art. 45 del DPR 394/1999, il regolamento di attuazione del Testo Unico sull'immigrazione, che assegna al Collegio dei Docenti il compito di definire i criteri e le modalità di accoglienza e di formulare proposte sulla ripartizione degli alunni nelle classi. A questo si aggiungono le Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri emanate dal Ministero nel 2014, che restano il testo operativo di riferimento.
Se nella tua scuola il documento c'è ma non lo hai mai letto, cercalo tra gli allegati del PTOF: la guida su cosa contiene il PTOF e chi lo redige spiega come è organizzato il piano e dove finiscono i documenti come questo.

Chi lo scrive: la commissione accoglienza
La stesura è quasi sempre affidata a una commissione accoglienza, o alla funzione strumentale per inclusione e intercultura dove la commissione non esiste. La composizione che funziona meglio mette insieme quattro punti di vista.
| Chi | Cosa porta |
|---|---|
| Dirigente o suo delegato | Delibere, rapporti con l'ente locale, deroghe sulla classe |
| Docenti di italiano L2 e referente inclusione | Rilevazione delle competenze e piano di alfabetizzazione |
| Assistente amministrativo della didattica | Iscrizione, documenti, modulistica plurilingue |
| Docente della classe accogliente | Quello che succede davvero il primo giorno |
L'ultima riga viene dimenticata spesso, ed è quella che fa la differenza tra un documento realistico e uno che nessuno applica. Un protocollo scritto solo da chi non entra in classe produce procedure eleganti e impraticabili.
Le quattro fasi del protocollo
La struttura consolidata articola l'accoglienza in quattro fasi, ciascuna con un responsabile e un tempo indicativo.
- Fase amministrativa e burocratica. La segreteria riceve l'iscrizione, raccoglie i documenti disponibili, informa la famiglia sul funzionamento della scuola. L'iscrizione si accetta anche in mancanza di documenti anagrafici o scolastici, se necessario con riserva.
- Fase comunicativa e relazionale. Colloquio con la famiglia e con l'alunno, se possibile con mediatore linguistico: storia scolastica precedente, lingue conosciute, situazione familiare, aspettative. È il momento in cui si raccolgono le informazioni che nessun documento contiene.
- Fase educativa e didattica. Rilevazione delle competenze in ingresso, proposta di assegnazione alla classe, individuazione del docente di riferimento, avvio del percorso di italiano L2 e, se serve, predisposizione del piano personalizzato.
- Fase sociale. Raccordo con l'ente locale, i servizi del territorio, le associazioni e i mediatori culturali, per quanto riguarda mensa, trasporti, doposcuola e supporto extrascolastico.
Il punto critico è il passaggio dalla fase due alla tre. La rilevazione delle competenze non è un test di italiano: serve a capire cosa l'alunno sa fare, in qualunque lingua lo sappia fare. Un ragazzo che ha studiato matematica per sei anni nel suo paese sa la matematica, anche se non riesce a leggere il testo del problema. Confondere la competenza disciplinare con la competenza linguistica è l'errore che porta a retrocessioni di classe ingiustificate.

L'assegnazione alla classe: età anagrafica e deroghe
È la decisione più delicata di tutto il processo, e quella su cui si commettono più errori.
La regola è l'iscrizione alla classe corrispondente all'età anagrafica. Il Collegio dei Docenti può deliberare un inserimento diverso, di norma nella classe immediatamente precedente o successiva, ma deve fondarlo su criteri precisi: l'ordinamento degli studi del paese di provenienza, l'accertamento di competenze e abilità, il corso di studi eventualmente seguito, il titolo di studio posseduto.
La deroga, quindi, non può essere automatica. Non parlare italiano non è di per sé motivo di retrocessione: se lo fosse, ogni alunno neoarrivato finirebbe due anni indietro, con un danno relazionale che pesa più del vantaggio linguistico. La collocazione in una classe di alunni molto più piccoli allontana dai pari, umilia i ragazzi più grandi e rallenta proprio la socializzazione che è il primo motore dell'apprendimento della lingua.
La distribuzione tra le classi non è a discrezione del singolo
Le indicazioni ministeriali raccomandano una distribuzione equilibrata degli alunni con cittadinanza non italiana tra le classi e i plessi, evitando la concentrazione in poche sezioni. È una scelta di istituto, non del singolo consiglio di classe, e va scritta nel protocollo con criteri chiari, altrimenti si scarica ogni anno sulla stessa sezione.
Cosa scrivere dentro: l'indice del documento
Se devi contribuire alla stesura o rivedere un protocollo esistente, questo è l'indice minimo che rende il documento utilizzabile.
| Sezione | Cosa deve contenere |
|---|---|
| Finalità e riferimenti normativi | Art. 45 DPR 394/1999, Linee guida ministeriali, richiamo al PTOF |
| Composizione della commissione | Nomi, ruoli, modalità di convocazione |
| Fase amministrativa | Documenti richiesti, modulistica plurilingue, tempi della segreteria |
| Colloquio con la famiglia | Traccia del colloquio, ricorso al mediatore, scheda di raccolta dati |
| Rilevazione delle competenze | Prove non verbali, prove nella lingua d'origine, livelli QCER per l'italiano |
| Criteri di assegnazione alla classe | Regola dell'età, condizioni di deroga, criteri di distribuzione tra sezioni |
| Piano di prima alfabetizzazione | Ore, risorse, organizzazione dei gruppi, materiali |
| Valutazione nella fase iniziale | Criteri temporanei, uso del piano personalizzato, tempi di revisione |
| Ruoli in classe | Docente di riferimento, tutoraggio tra pari, coinvolgimento del consiglio |
| Rapporti con il territorio | Mediatori, associazioni, servizi dell'ente locale |
Un documento così strutturato sta in dieci pagine e si compila una volta sola, poi si aggiorna. Se devi assemblarlo dalle parti prodotte da persone diverse e consegnarlo in un unico file, il tool per unire PDF mette insieme i pezzi direttamente nel browser, senza che il documento passi da un servizio esterno.
Le prime due settimane in classe
Il protocollo finisce dove comincia il tuo lavoro quotidiano. Nelle prime due settimane contano poche cose, e nessuna richiede materiali speciali.
Il posto e il compagno. Chi siede accanto al nuovo arrivato non è un dettaglio: serve un compagno disponibile, paziente, possibilmente non il più chiacchierone della classe. Il tutoraggio tra pari, anche solo per indicare la pagina giusta, riduce lo spaesamento più di qualsiasi scheda.
Il lessico della sopravvivenza scolastica. Prima delle strutture grammaticali servono le parole per esistere in aula: bagno, banco, quaderno, pagina, compito, domani, non ho capito. Sono venti parole, e cambiano la giornata.
La comunicazione non verbale. Immagini, gesti, oggetti, indicazioni scritte alla lavagna. Tutto ciò che non passa solo dall'ascolto è utilizzabile fin dal primo giorno.
Il carico realistico. Nelle prime settimane l'obiettivo non è il programma, è restare agganciati e non accumulare frustrazione. Su come impostare il percorso linguistico vero e proprio, la guida su alunni NAI e italiano L2 entra nel dettaglio dei livelli e delle attività.

La valutazione nei primi mesi
È la domanda che arriva puntuale al primo consiglio di classe: come si valuta chi non capisce ancora le consegne?
La risposta operativa passa dal piano didattico personalizzato temporaneo. La direttiva sui Bisogni Educativi Speciali include tra i BES anche gli alunni con svantaggio linguistico e culturale: il consiglio di classe può quindi predisporre un piano che riduca temporaneamente gli obiettivi, indichi strumenti compensativi e fissi criteri di valutazione coerenti con il punto di partenza. Il documento va rivisto a scadenze definite, perché descrive una fase di passaggio e non una condizione stabile.
Su come si compila e cosa deve contenere, la guida dedicata al PDP e alla sua compilazione resta valida anche in questo caso, con l'accortezza di calibrare gli obiettivi sulla progressione linguistica invece che su un disturbo di apprendimento.
Gli errori più frequenti
- Scrivere il protocollo e non applicarlo. Un documento nel PTOF che nessuno in classe ha mai letto non ha alcun effetto.
- Retrocedere di classe in automatico. La deroga richiede criteri e delibera, non l'impressione che l'alunno non ce la faccia.
- Confondere lingua e competenza disciplinare. Chi non legge la consegna può comunque saper risolvere il problema.
- Concentrare gli inserimenti nelle stesse sezioni. Senza criteri di distribuzione, la stessa classe assorbe ogni anno tutti i nuovi arrivi.
- Rimandare l'alfabetizzazione a gennaio. Le prime settimane sono quelle in cui l'apprendimento linguistico è più rapido: perderle costa mesi.
- Fare il colloquio senza mediatore quando servirebbe. Le informazioni sulla storia scolastica si raccolgono una volta sola, e se vanno perse non tornano.

Come RegisPro ti aiuta a seguire il percorso di un alunno neoarrivato
Un alunno che entra a novembre porta con sé un percorso parallelo da documentare: obiettivi personalizzati, ore di alfabetizzazione, verifiche adattate, progressi che vanno tracciati per capire quando il piano temporaneo può essere alleggerito.
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I riferimenti ufficiali per approfondire sono il Ministero dell'Istruzione e del Merito, che pubblica le linee guida sull'accoglienza, e Normattiva per il testo del DPR 394/1999.

Domande frequenti
Cos'è il protocollo di accoglienza degli alunni stranieri?
È il documento con cui un istituto stabilisce in anticipo cosa succede quando si iscrive un alunno straniero: chi fa il colloquio con la famiglia, come si valuta il livello di italiano, con quali criteri si sceglie la classe, chi coordina la prima alfabetizzazione e come si valuta nei primi mesi. Serve a trasformare in procedura ordinaria quella che altrimenti resta un'emergenza gestita ogni volta in modo diverso a seconda di chi c'è quel giorno.
Chi approva il protocollo di accoglienza in una scuola?
Lo delibera il Collegio dei Docenti e viene inserito nel PTOF, di cui diventa parte integrante. La stesura è di norma affidata a una commissione accoglienza o alla funzione strumentale per l'inclusione e l'intercultura, che raccoglie il contributo dei docenti di italiano L2, della segreteria didattica e del referente per l'inclusione. Il riferimento normativo è l'art. 45 del DPR 394/1999, che assegna proprio al Collegio la definizione dei criteri e delle modalità di accoglienza.
In quale classe si iscrive un alunno straniero appena arrivato?
La regola generale è l'iscrizione alla classe corrispondente all'età anagrafica. Il Collegio dei Docenti può deliberare l'inserimento in una classe diversa, di norma quella immediatamente precedente o successiva, sulla base dell'ordinamento del paese di provenienza, dell'accertamento di competenze e abilità, del corso di studi eventualmente seguito e del titolo di studio posseduto. La deroga va motivata: non può essere automatica per il solo fatto che l'alunno non parla italiano.
Un alunno straniero senza permesso di soggiorno può essere iscritto a scuola?
Sì. I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all'obbligo scolastico e hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione relativa al soggiorno, come stabilisce il Testo Unico sull'immigrazione. L'iscrizione può avvenire in qualsiasi momento dell'anno scolastico, anche a marzo o ad aprile, e la mancanza di documenti anagrafici o scolastici non la impedisce: la scuola iscrive comunque, con riserva se necessario.
Serve un PDP per un alunno straniero neoarrivato?
Non è automatico, ma è la strada più frequente. La direttiva sui Bisogni Educativi Speciali include gli alunni con svantaggio linguistico e culturale tra i BES, e per loro il consiglio di classe può predisporre un piano didattico personalizzato temporaneo, che indica obiettivi ridotti, strumenti compensativi e criteri di valutazione. Va rivisto periodicamente, perché è pensato per accompagnare una fase di transizione, non per fotografare una condizione permanente.
In conclusione
Un protocollo di accoglienza non rende facile l'inserimento di un alunno che arriva a metà anno senza parlare italiano. Rende però prevedibile quello che la scuola farà, e questo è già moltissimo: la famiglia sa cosa aspettarsi, la segreteria sa cosa chiedere, il consiglio di classe sa su quali criteri decidere, e tu sai chi chiamare il primo giorno. Se nella tua scuola il documento non c'è, la commissione accoglienza è il posto giusto da cui partire, e l'indice qui sopra è già metà del lavoro.
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