BES a Scuola: Cosa Sono, Normativa e Strategie Didattiche
BES cosa sono e come gestirli a scuola: normativa di riferimento, le tre categorie, strategie didattiche inclusive e strumenti per docenti. Guida completa.

Hai appena ricevuto dal referente per l'inclusione la lista degli studenti con BES nella tua classe. Accanto ai nomi, sigle e codici: 104, DSA, svantaggio linguistico, ADHD. Ognuno con esigenze diverse, documenti diversi, strategie diverse. E tu devi farli funzionare tutti insieme, nella stessa aula, durante la stessa lezione.
I BES (Bisogni Educativi Speciali) non sono una categoria clinica, ma un concetto pedagogico. Indicano tutti quegli studenti che, per ragioni temporanee o permanenti, hanno bisogno di attenzioni didattiche particolari per raggiungere il successo scolastico. La normativa italiana li ha riconosciuti ufficialmente nel 2012, ma nelle classi esistevano già da sempre.
Questa guida è pensata come punto di partenza completo: vedremo cosa sono i BES, quali categorie comprendono, cosa dice la legge, quali strumenti hai a disposizione e quali strategie funzionano davvero in classe.
Cosa sono i BES: definizione e significato
I Bisogni Educativi Speciali sono le esigenze educative di quegli studenti che richiedono attenzione particolare per poter apprendere in modo efficace. Non si tratta di un'etichetta diagnostica: uno studente ha BES non perché "ha qualcosa che non va", ma perché il contesto scolastico standard non risponde ai suoi bisogni specifici.
La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ha dato una cornice ufficiale a questo concetto, estendendo il diritto alla personalizzazione ben oltre la disabilità certificata. Prima di quella data, solo gli studenti con certificazione 104 o diagnosi DSA avevano diritto a un percorso adattato. Dopo, il principio si è allargato a chiunque si trovi in una situazione di difficoltà.
Il punto chiave è questo: i BES non dipendono solo dallo studente, ma dall'interazione tra lo studente e il contesto. Uno studente straniero appena arrivato in Italia ha un bisogno educativo speciale legato alla lingua, non a un deficit. Uno studente che attraversa un lutto familiare può avere bisogni temporanei che richiedono attenzione. L'approccio dei BES guarda alla persona nella sua situazione, non alla diagnosi.
Un dato che fa riflettere
Secondo i dati MIUR relativi all'anno scolastico 2023/2024, gli studenti con disabilità certificata sono il 3,6% del totale, quelli con DSA il 5,4%. Ma se consideriamo tutti i BES — inclusi svantaggio linguistico, socio-economico e altre difficoltà — la percentuale in molte classi supera il 20%. In pratica, in una classe di 25 studenti, almeno 4-5 hanno bisogni educativi speciali.

Le tre categorie di BES
La Direttiva del 2012 ha individuato tre macro-categorie di Bisogni Educativi Speciali. Ogni categoria ha normative, strumenti e procedure diverse.
1. Disabilità certificate (Legge 104/1992)
Comprende gli studenti con disabilità fisica, psichica, sensoriale o intellettiva, certificata dalla commissione medica dell'ASL ai sensi della Legge 104/1992. Sono gli studenti che hanno diritto al docente di sostegno e al PEI (Piano Educativo Individualizzato).
Cosa prevede. Il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) redige il PEI con obiettivi personalizzati, che possono essere riconducibili ai programmi ministeriali (obiettivi minimi) o completamente differenziati. Lo studente riceve ore di sostegno dedicate e, se necessario, l'assistente all'autonomia e alla comunicazione.
Per la compilazione passo per passo del documento, la guida al PEI per docenti di sostegno approfondisce ogni sezione del modello nazionale.
2. Disturbi evolutivi specifici
Questa categoria è la più ampia e include diverse tipologie di disturbi.
DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento). Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia. Regolati dalla Legge 170/2010, prevedono obbligatoriamente il PDP con strumenti compensativi e misure dispensative.
ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività). Quando non è accompagnato da certificazione 104, rientra nei BES di seconda categoria. Il consiglio di classe decide le misure da adottare.
Disturbi del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria. Disturbi che incidono sull'apprendimento scolastico anche se non rientrano nelle categorie DSA in senso stretto.
Funzionamento Intellettivo Limite (FIL). Studenti con QI tra 70 e 85, che non raggiungono la soglia per la certificazione di disabilità intellettiva ma faticano con il ritmo della classe.
Per la guida pratica alla compilazione del PDP per questi studenti, puoi consultare l'articolo dedicato su come compilare il PDP passo per passo.
3. Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale
È la categoria più fluida. Comprende situazioni che non hanno una diagnosi clinica ma generano difficoltà concrete nell'apprendimento.
Svantaggio linguistico. Studenti stranieri di recente immigrazione, studenti adottati da paesi non italofoni, studenti con background familiare in cui l'italiano non è la lingua principale.
Svantaggio socio-economico. Studenti che vivono in condizioni di povertà materiale o educativa, con famiglie che non possono garantire supporto scolastico, materiali o continuità.
Svantaggio culturale e comportamentale. Studenti con difficoltà relazionali, problemi comportamentali non riconducibili a un disturbo specifico, situazioni familiari complesse (separazioni conflittuali, lutti, trasferimenti).
| Categoria | Certificazione | Documento | Docente di sostegno | Normativa |
|---|---|---|---|---|
| Disabilità | ASL (L. 104/1992) | PEI | Sì | L. 104/1992 |
| DSA | SSN o accreditati | PDP (obbligatorio) | No | L. 170/2010 |
| ADHD / FIL / altri disturbi | Specialistica | PDP (facoltativo) | Dipende | DM 27/12/2012 |
| Svantaggio | Nessuna (decide il CdC) | PDP (facoltativo) | No | DM 27/12/2012 |

La normativa BES: cosa dice la legge
Capire la normativa non è un esercizio accademico: è quello che ti protegge nelle riunioni, nei ricorsi e nelle decisioni collegiali. Ecco i riferimenti essenziali in ordine cronologico.
Legge 104/1992
La legge quadro sulla disabilità. Ha introdotto il diritto all'integrazione scolastica per gli studenti con disabilità certificata e il PEI come strumento operativo. È ancora la base giuridica per il sostegno scolastico.
Legge 170/2010
Ha riconosciuto la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come disturbi specifici dell'apprendimento. Ha introdotto il diritto a strumenti compensativi e misure dispensative e l'obbligo del PDP per ogni studente con diagnosi DSA.
Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012
Il documento che ha cambiato tutto. Ha esteso il concetto di personalizzazione a tutti gli studenti con bisogni educativi speciali, non solo a quelli con certificazione. Ha introdotto le tre categorie di BES e ha dato al consiglio di classe il potere di individuare autonomamente gli studenti con svantaggio.
Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013
Le indicazioni operative della Direttiva. Specifica come le scuole devono organizzarsi: il GLI (Gruppo di Lavoro per l'Inclusione), il PAI (Piano Annuale per l'Inclusione), le procedure per il consiglio di classe.
D.Lgs. 66/2017 e D.Lgs. 96/2019
Hanno riformato il sistema di inclusione introducendo il Profilo di Funzionamento su base ICF, ridefinendo il GLO e approvando i nuovi modelli nazionali di PEI.
Attenzione alla terza categoria
Per gli studenti con svantaggio socio-economico o linguistico (terza categoria BES), il consiglio di classe ha il potere — ma anche la responsabilità — di decidere se attivare un PDP. Questa decisione deve essere verbalizzata, sia quando si decide di procedere sia quando si decide di non farlo. Una mancata verbalizzazione può esporre la scuola a ricorsi.
Strategie didattiche per studenti con BES
Conoscere la normativa è necessario, ma in classe servono strategie concrete. Vediamo le più efficaci, divise per ambito.
Personalizzazione senza isolamento
L'errore più comune è separare lo studente con BES dal gruppo. La personalizzazione funziona quando avviene dentro le attività della classe, non a margine.
Nella pratica. Proponi la stessa attività con livelli diversi di complessità. In una verifica di storia, tutti rispondono a domande sullo stesso argomento, ma alcuni hanno domande a risposta aperta, altri a scelta multipla con supporto visivo, altri con mappa concettuale a disposizione. Il contenuto è lo stesso, lo strumento cambia.
Strumenti compensativi
Gli strumenti compensativi non sono un "vantaggio" per lo studente con BES: sono il modo per mettere tutti sulla stessa linea di partenza.
- Mappe concettuali e schemi — Per tutti gli studenti con difficoltà di memorizzazione o organizzazione del pensiero
- Sintesi vocale e audiolibri — Per studenti con dislessia o difficoltà di lettura
- Calcolatrice — Per studenti con discalculia, nelle prove dove il calcolo non è l'obiettivo
- Software di videoscrittura con correttore — Per studenti con disgrafia o disortografia
- Tempi aggiuntivi — Generalmente il 30% in più rispetto al tempo standard
- Tabelle e formulari — Per ridurre il carico sulla memoria di lavoro
Misure dispensative
Le misure dispensative esentano lo studente da prestazioni che la sua condizione rende particolarmente difficili, senza che questo incida sulla valutazione.
Alcuni esempi: esonero dalla lettura ad alta voce per lo studente dislessico, esonero dalla dettatura di appunti per lo studente disgrafico, esonero dalla memorizzazione di formule per lo studente con discalculia (a patto che sappia usarle con il formulario).
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Il lavoro di gruppo strutturato è una delle strategie più efficaci per l'inclusione. Non "metti insieme" gli studenti a caso: assegna ruoli definiti, obiettivi chiari e responsabilità individuali all'interno del gruppo.
Esempio concreto. Tecnica del jigsaw per una lezione di scienze. Dividi la classe in gruppi da 4. Ogni membro studia un aspetto diverso dell'apparato digerente (bocca, stomaco, intestino, assorbimento). Poi lo insegna ai compagni. Lo studente con BES riceve la sezione con il materiale più accessibile (ad esempio con immagini e testo semplificato) e un compagno tutor che lo affianca nella preparazione.
Per un approfondimento sulle metodologie inclusive da applicare in classe, la guida alla didattica inclusiva offre esempi operativi per ogni ordine di scuola.

Il ruolo del consiglio di classe
Il consiglio di classe è l'organo centrale nella gestione dei BES. Non è solo il docente di sostegno (quando c'è) a occuparsene: tutti i docenti sono coinvolti.
Individuazione degli studenti con BES
Per la prima e la seconda categoria, l'individuazione avviene attraverso certificazioni e diagnosi esterne. Ma per la terza categoria — svantaggio socio-economico, linguistico e culturale — è il consiglio di classe che osserva, discute e decide.
Questo significa che ogni docente deve saper riconoscere i segnali: un calo improvviso nelle prestazioni, difficoltà di concentrazione persistenti, isolamento sociale, difficoltà linguistiche che ostacolano l'apprendimento, comportamenti oppositivi che nascondono un disagio.
Stesura e aggiornamento dei documenti
| Categoria BES | Chi redige | Documento | Quando |
|---|---|---|---|
| Disabilità (L. 104) | GLO | PEI | Entro 31 ottobre |
| DSA (L. 170) | Consiglio di classe | PDP (obbligatorio) | Entro novembre |
| Altri disturbi | Consiglio di classe | PDP (se necessario) | Entro il primo trimestre |
| Svantaggio | Consiglio di classe | PDP (se necessario) | In qualsiasi momento |
Verifica e monitoraggio
I documenti non si scrivono e si dimenticano. Il consiglio di classe deve verificare periodicamente se le strategie funzionano e, se necessario, modificarle. Le verifiche intermedie (di solito a febbraio-marzo) servono proprio a questo.
Consiglio pratico per il coordinatore
Crea un quadro sinottico della classe con tutti gli studenti BES, la categoria, il documento attivo, la scadenza della prossima verifica e le strategie chiave. Condividilo con tutti i docenti del consiglio. Un foglio Excel condiviso basta e avanza: l'importante è che tutti abbiano chiaro chi ha bisogno di cosa.

GLI e PAI: gli strumenti organizzativi della scuola
Oltre al lavoro in classe, la gestione dei BES richiede un'organizzazione a livello di istituto. Due strumenti sono fondamentali.
Il GLI (Gruppo di Lavoro per l'Inclusione)
Il GLI è l'organo collegiale che coordina tutte le attività di inclusione della scuola. È composto dal dirigente scolastico, dai docenti di sostegno, dai referenti per l'inclusione, dai rappresentanti dei genitori e, dove possibile, degli studenti.
Il GLI si occupa di raccogliere le segnalazioni dai consigli di classe, monitorare l'attuazione dei PEI e PDP, proporre attività di formazione per i docenti e redigere il PAI.
Il PAI (Piano Annuale per l'Inclusione)
Il PAI è il documento che fotografa la situazione dell'inclusione nella scuola e definisce le azioni per l'anno successivo. Contiene il numero di studenti con BES divisi per categoria, le risorse disponibili (ore di sostegno, assistenti, formazione), gli obiettivi di miglioramento e le strategie previste.
Va approvato dal Collegio dei Docenti entro giugno e inviato all'Ufficio Scolastico Regionale per la richiesta delle risorse.
Errori comuni nella gestione dei BES
Dopo anni nelle scuole italiane, alcuni errori si ripetono con una frequenza preoccupante. Riconoscerli è il primo passo per evitarli.
Confondere BES con "problema dello studente". I BES sono un'interazione tra la persona e il contesto. Lavorare solo sullo studente senza modificare l'ambiente e la didattica è come mettere un cerotto su una ferita aperta.
Delegare tutto al docente di sostegno. Il docente di sostegno è una risorsa per la classe, non il "responsabile" dello studente con disabilità. Se i docenti curricolari non adattano la propria didattica, il PEI resta sulla carta.
Non verbalizzare le decisioni. Ogni scelta riguardante i BES va messa a verbale. Se il consiglio di classe decide di non attivare un PDP per uno studente con svantaggio, quella decisione deve essere scritta e motivata. In caso di ricorso, è la prima cosa che viene controllata.
Applicare le stesse misure a tutti. Uno studente dislessico non ha gli stessi bisogni di uno studente con ADHD. Copiare lo stesso PDP cambiando solo il nome è l'opposto della personalizzazione.
Aspettare la diagnosi per agire. Per la terza categoria di BES, non serve nessuna diagnosi. Se il consiglio di classe osserva una difficoltà, può e deve intervenire subito. Aspettare mesi per una certificazione che magari non arriverà mai significa perdere tempo prezioso.

Una mappa per orientarsi: dal bisogno allo strumento
Quando ti trovi davanti a uno studente in difficoltà, il percorso da seguire è questo.
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Osserva. Raccogli dati concreti sul comportamento e le prestazioni dello studente in diversi contesti (lezione frontale, lavoro di gruppo, prove scritte, prove orali).
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Confrontati. Parla con i colleghi del consiglio di classe. Anche loro osservano le stesse difficoltà? In quali contesti lo studente funziona meglio?
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Verifica se esiste documentazione. Lo studente ha una certificazione 104, una diagnosi DSA, un PDP dell'anno precedente? Chiedi al referente per l'inclusione.
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Attiva il percorso giusto. Se c'è certificazione 104, il GLO redige il PEI. Se c'è diagnosi DSA, il consiglio di classe redige il PDP. Se non c'è documentazione ma il bisogno è evidente, il consiglio di classe delibera e decide se attivare un PDP.
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Metti in pratica e verifica. Le strategie scritte nel documento devono tradursi in azioni quotidiane. E a metà anno, il consiglio si riunisce per verificare cosa funziona e cosa va cambiato.
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Documenta. Tieni traccia dei progressi, delle difficoltà e delle strategie che funzionano. Questi dati alimentano le verifiche intermedie, la relazione finale e il documento dell'anno successivo.
La gestione dei BES non è un adempimento burocratico da sbrigare a inizio anno e dimenticare. È un lavoro continuo, fatto di osservazione, adattamento e collaborazione tra docenti, famiglie e specialisti. Ogni studente con BES nella tua classe è una persona con risorse e difficoltà specifiche, che merita un percorso pensato per lei, non una fotocopia del percorso dell'anno precedente.
Discussione
Qual è la tua strategia preferita per gestire la classe?
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