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Profilo di Funzionamento: Cos'è e a Cosa Serve

Il Profilo di Funzionamento è il documento che dal 2019 ha sostituito la diagnosi funzionale. Cos'è, chi lo redige, come diventa la base del PEI. Guida docenti.

Simone Frosini28 giugno 202613 min di lettura
Insegnante di sostegno che legge il profilo di funzionamento di un alunno per costruire il PEI in una classe inclusiva

C'è un momento, di solito a inizio anno, in cui un docente apre il fascicolo di un alunno con disabilità e trova un documento intitolato Profilo di Funzionamento. Da lì dovrà partire per costruire il PEI, eppure spesso non è chiaro cosa sia davvero, chi lo abbia scritto e perché abbia preso il posto della vecchia diagnosi funzionale.

Questa guida mette ordine: cos'è il profilo di funzionamento, cosa contiene, chi lo redige, cosa ha sostituito e, soprattutto, come un docente lo usa concretamente per progettare l'inclusione. Fa parte del nostro percorso sui bisogni educativi speciali e l'inclusione: il profilo è il primo anello della catena documentale che porta al Piano Educativo Individualizzato.

In sintesi:

  • Il profilo di funzionamento è il documento base dell'inclusione per l'alunno con disabilità, redatto su modello ICF (bio-psico-sociale).
  • Dal 2019 ha sostituito la Diagnosi Funzionale e il Profilo Dinamico Funzionale (D.Lgs 66/2017, modificato dal D.Lgs 96/2019).
  • Lo redige l'UVM dell'ASL, con i genitori e un rappresentante della scuola: non lo scrive la scuola.
  • È propedeutico al PEI: il consiglio di classe parte da qui per progettare gli interventi.

In sintesi

Il Profilo di Funzionamento (PF) è il documento che descrive il funzionamento di un alunno con disabilità ai fini dell'inclusione scolastica, redatto secondo il modello bio-psico-sociale della classificazione ICF dell'OMS. Introdotto dal D.Lgs 66/2017 (modificato dal D.Lgs 96/2019), ha sostituito la Diagnosi Funzionale e il Profilo Dinamico Funzionale. È redatto dall'Unità di Valutazione Multidisciplinare dell'ASL, in collaborazione con la famiglia e la scuola, ed è il documento propedeutico e necessario alla redazione del PEI. Si aggiorna a ogni passaggio di grado e quando cambiano le condizioni dell'alunno.

Insegnante di sostegno che legge il profilo di funzionamento di un alunno per costruire il PEI in una classe inclusiva
Il profilo di funzionamento è il punto di partenza da cui la scuola progetta l'inclusione

Cos'è il profilo di funzionamento

Il profilo di funzionamento è il documento che fotografa come funziona un alunno con disabilità nei diversi contesti di vita, allo scopo di garantirne l'inclusione scolastica. Non è una semplice diagnosi clinica: è una descrizione del funzionamento della persona, che tiene insieme lo stato di salute, le capacità, le difficoltà e il modo in cui l'ambiente facilita o ostacola la partecipazione.

La sua particolarità è il modello su cui si fonda. Il profilo è redatto secondo l'ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health), la classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità basata sull'approccio bio-psico-sociale. Significa che la disabilità non viene letta solo come un deficit dell'individuo, ma come il risultato dell'incontro tra la persona e il suo contesto: gli stessi limiti possono pesare molto o poco a seconda delle barriere o dei facilitatori presenti intorno all'alunno.

Per questo il profilo guarda tanto alle fragilità quanto alle aree di forza e alle potenzialità. È un cambio di sguardo importante: si parte da ciò che l'alunno può fare, e non solo da ciò che non riesce a fare. Per il docente è la differenza tra una pagella di limiti e una mappa da cui costruire interventi reali.

Docente che studia il profilo di funzionamento di un alunno individuando aree di forza e potenzialità su cui lavorare
Il profilo di funzionamento parte dalle potenzialità dell'alunno, non solo dalle difficoltà

Cosa sostituisce: dalla diagnosi funzionale al profilo

Fino a pochi anni fa, l'inclusione di un alunno con disabilità si fondava su due documenti distinti: la Diagnosi Funzionale (DF), di taglio clinico, e il Profilo Dinamico Funzionale (PDF), più orientato agli aspetti educativi e all'evoluzione dello studente. Il D.Lgs 66/2017, poi modificato dal D.Lgs 96/2019, ha unificato questi due testi in un unico documento: il profilo di funzionamento.

La logica della riforma è chiara: superare la frattura tra "il documento del medico" e "il documento della scuola", riunendoli in un unico profilo redatto su base ICF, che parli un linguaggio condiviso tra sanità e istruzione.

DocumentoPrimaDopo
Diagnosi Funzionale (DF)Descrizione clinica della compromissioneAssorbita nel profilo di funzionamento
Profilo Dinamico Funzionale (PDF)Evoluzione e potenzialità in chiave educativaAssorbito nel profilo di funzionamento
Profilo di Funzionamento (PF)Documento unico su base ICF, propedeutico al PEI

Se trovi ancora una diagnosi funzionale

Nella pratica capita ancora di trovare nei fascicoli una diagnosi funzionale o un profilo dinamico funzionale: i documenti redatti prima dell'entrata a regime del nuovo sistema restano validi fino al loro naturale aggiornamento, di norma al passaggio di grado. Non è un errore: è la fase di transizione. Quando l'alunno cambia ordine di scuola, il documento viene aggiornato nella nuova forma del profilo di funzionamento.

Cosa contiene il profilo di funzionamento

Essendo redatto su base ICF, il profilo descrive il funzionamento dell'alunno guardando a più dimensioni insieme, non solo alla diagnosi. Gli elementi che vi si trovano in genere sono:

  • Lo stato di salute fisica e psicologica e la storia clinica dell'alunno.
  • Le capacità e le difficoltà nelle diverse aree (cognitiva, comunicativa, relazionale, dell'autonomia, motoria, sensoriale).
  • Le aree di forza e le potenzialità su cui far leva.
  • I fattori ambientali, distinti in barriere (ciò che ostacola) e facilitatori (ciò che aiuta).
  • Le misure di sostegno e le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio.
Schema del modello bio-psico-sociale ICF con salute, attività, partecipazione e fattori ambientali alla base del profilo di funzionamento
Il modello ICF tiene insieme salute, attività, partecipazione e contesto

La parte più utile per la scuola è proprio quella sui fattori ambientali. Indicare che un alunno lavora meglio con consegne brevi, o che un certo tipo di rumore lo disorienta, non è un dettaglio: è un'informazione operativa che il docente può tradurre subito in scelte didattiche. È qui che il profilo smette di essere un documento clinico e diventa uno strumento di lavoro.

Chi redige il profilo di funzionamento e quando

Su questo punto si fa molta confusione, quindi vale la pena essere precisi. Il profilo di funzionamento è redatto dall'Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM) dell'ASL, ai sensi dell'art. 5 del D.Lgs 66/2017. L'UVM è di norma composta da un medico specialista o neuropsichiatra infantile e da altri professionisti, come psicologo, terapista della riabilitazione o assistente sociale.

La stesura non avviene in isolamento clinico. Alla redazione collaborano obbligatoriamente i genitori dell'alunno e, nei limiti del possibile, lo studente stesso. È prevista inoltre la partecipazione di un rappresentante della scuola, un docente o il dirigente, proprio per raccordare il profilo al contesto didattico reale.

Equipe multidisciplinare dell'ASL e famiglia riunite intorno a un tavolo per redigere il profilo di funzionamento
Il profilo è redatto dall'UVM dell'ASL con la collaborazione della famiglia e della scuola

Non lo redige la scuola né il GLO

È l'equivoco più comune: il profilo di funzionamento non è scritto dalla scuola e non è redatto dal GLO. Il Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) redige il PEI; il profilo di funzionamento è di competenza dell'UVM dell'ASL. La scuola partecipa con un proprio rappresentante, ma non è l'autore del documento. Confondere i due piani porta a richieste sbagliate e a perdite di tempo: alla famiglia che chiede "quando la scuola fa il profilo" va spiegato che è l'ASL a redigerlo.

Quanto ai tempi, il profilo di funzionamento si aggiorna al passaggio di ogni grado di istruzione e ogni volta che intervengono nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona. È un documento dinamico, pensato per seguire l'evoluzione dello studente. Quando il profilo non è ancora disponibile, il modello nazionale di PEI prevede un'apposita casella da barrare per segnalarlo.

Dal profilo di funzionamento al PEI: cosa fa il docente

Ecco il punto che interessa davvero chi sta in classe. Il profilo di funzionamento è propedeutico al PEI: è il documento da cui il consiglio di classe e l'insegnante di sostegno partono per progettare gli interventi. La catena è questa:

  1. L'ASL redige il profilo di funzionamento (chi è l'alunno, come funziona, cosa lo aiuta).
  2. Il GLO elabora il PEI sulla base del profilo (cosa fa la scuola, con quali obiettivi e strumenti).
  3. L'ente locale definisce, dove previsto, il Progetto Individuale per la parte extrascolastica.

Il compito del docente non è scrivere il profilo, ma leggerlo bene e tradurlo in didattica. Significa estrarre dal documento le informazioni operative (aree di forza, facilitatori, barriere) e portarle dentro il PEI come obiettivi, strategie e misure concrete. Un profilo letto male produce un PEI generico; un profilo letto con attenzione produce un PEI su misura.

Catena documentale dell'inclusione: dal profilo di funzionamento dell'ASL al PEI del consiglio di classe
Il profilo precede e alimenta il PEI: l'uno è la base dell'altro

Profilo di funzionamento, PEI e PDP: le differenze

Tre sigle che girano insieme e che è facile confondere. Distinguerle una volta per tutte aiuta a non sbagliare documento e a non chiedere la cosa giusta alla persona sbagliata.

DocumentoA chi si riferisceChi lo redigeA cosa serve
Profilo di FunzionamentoAlunni con disabilità (L. 104/1992)UVM dell'ASLDescrive il funzionamento, è base del PEI
PEIAlunni con disabilitàGLO (scuola, famiglia, specialisti)Progetta gli interventi educativi e didattici
PDPAlunni con DSA e altri BES (no L. 104)Consiglio di classe / team docentiDefinisce misure e strumenti compensativi

La regola pratica: il profilo di funzionamento e il PEI riguardano la disabilità certificata ai sensi della Legge 104; il PDP riguarda invece gli alunni con DSA o altri bisogni educativi speciali senza certificazione di disabilità. Per approfondire questi due strumenti, vedi le guide su come compilare il PEI e su come compilare il PDP. E se l'alunno ha un disturbo specifico dell'apprendimento, è utile la guida sugli strumenti compensativi per i DSA.

Come il docente usa il profilo nella pratica

Il valore del profilo di funzionamento, per chi insegna, sta tutto nell'uso quotidiano che se ne fa. Un documento letto a settembre e poi dimenticato in un cassetto non serve a nessuno. Quello che fa la differenza è tenere insieme, durante l'anno, ciò che il profilo indica e ciò che succede davvero in classe: le osservazioni, le strategie che funzionano, i progressi, le difficoltà nuove.

Questa documentazione ordinata non è un adempimento burocratico: è la materia prima dell'aggiornamento del PEI e, al passaggio di grado, dell'aggiornamento dello stesso profilo. Più le osservazioni sono raccolte con regolarità, più il quadro che si trasmette ai colleghi e all'ASL è fedele all'alunno reale.

Insegnante che traduce le indicazioni del profilo di funzionamento in strategie didattiche concrete per la classe
Il compito del docente è tradurre il profilo in obiettivi e strategie dentro il PEI

Tieni insieme osservazioni, note e progressi

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Domande frequenti

Che cos'è il profilo di funzionamento?

È il documento che descrive il funzionamento di un alunno con disabilità ai fini dell'inclusione scolastica, redatto su base ICF (modello bio-psico-sociale dell'OMS). Fotografa difficoltà, aree di forza, potenzialità e fattori ambientali. Introdotto dal D.Lgs 66/2017, è propedeutico e necessario alla stesura del PEI: la scuola parte da qui per progettare gli interventi. Non lo redige la scuola, ma serve a tutti i docenti del consiglio di classe per conoscere l'alunno.

Il profilo di funzionamento cosa sostituisce?

Ha sostituito e unificato la Diagnosi Funzionale (DF) e il Profilo Dinamico Funzionale (PDF), prima distinti. La novità è del D.Lgs 66/2017, modificato dal D.Lgs 96/2019. L'obiettivo era superare la separazione tra documento clinico e documento educativo, riunendoli in un unico testo su base ICF. I documenti redatti prima del nuovo sistema restano validi fino al loro naturale aggiornamento, di solito al passaggio di grado.

Chi redige il profilo di funzionamento?

Lo redige l'Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM) dell'ASL, di norma con un neuropsichiatra infantile e altri professionisti, in collaborazione obbligatoria con i genitori e, ove possibile, con lo studente. Partecipa anche un rappresentante della scuola. È un errore pensare che lo rediga il GLO o la scuola: il GLO redige il PEI, il profilo è di competenza dell'ASL ai sensi dell'art. 5 del D.Lgs 66/2017.

Che differenza c'è tra diagnosi funzionale e profilo di funzionamento?

La diagnosi funzionale era il vecchio documento clinico; il profilo di funzionamento è quello nuovo che, dal 2019, l'ha assorbita insieme al profilo dinamico funzionale. Il profilo è redatto su base ICF, guarda a potenzialità e fattori ambientali oltre che alle difficoltà ed è esplicitamente propedeutico al PEI. In pratica, dove prima c'erano due documenti separati, ora ce n'è uno solo, più orientato al funzionamento dell'alunno nel suo contesto reale.

Quando si aggiorna il profilo di funzionamento?

Si aggiorna al passaggio di ogni grado di istruzione, dalla scuola dell'infanzia alla secondaria, e ogni volta che intervengono nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona. È un documento dinamico, pensato per seguire l'evoluzione dello studente. Quando il profilo non è ancora disponibile, il modello nazionale di PEI prevede un'apposita casella da barrare per segnalarlo.

Conclusione

Il profilo di funzionamento non è un altro foglio da archiviare: è la mappa da cui parte tutta la progettazione inclusiva. Sapere cos'è, chi lo redige e cosa ha sostituito permette al docente di leggerlo con gli occhi giusti, cioè cercando le aree di forza e i facilitatori da trasformare in didattica, non solo l'elenco delle difficoltà.

Il consiglio pratico è semplice: prima di scrivere il PEI, rileggi il profilo riga per riga e annota cosa puoi tradurre subito in classe. Per i riferimenti normativi e i modelli ufficiali sull'inclusione, la fonte è la sezione dedicata del Ministero dell'Istruzione e del Merito.


Hai domande o suggerimenti? Scrivimi a simone@regispro.it, rispondo sempre personalmente.

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