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Disgrafia a Scuola: Come Riconoscerla e Cosa Fare

Cos'è la disgrafia, i primi segnali in classe e cosa fa il docente: differenza con la disortografia, PDP, strumenti compensativi e valutazione. Guida pratica.

Simone Frosini9 settembre 202611 min di lettura(aggiornato il 12 settembre 2026)
Insegnante che aiuta con delicatezza un alunno con disgrafia mentre scrive a fatica sul quaderno, un laptop accanto come strumento

C'è un alunno che partecipa, ha buone idee, capisce quello che spieghi, ma il suo quaderno è quasi illeggibile: lettere di dimensioni diverse, righe che ondeggiano, una mano che si stanca dopo poche parole. Spesso, dietro questa fatica, non c'è disordine né pigrizia: c'è la disgrafia. La testa sa cosa scrivere, è il gesto della scrittura che non risponde.

Questa guida spiega cos'è la disgrafia, come riconoscerne i segnali in classe e, soprattutto, cosa può fare il docente. Una premessa netta: l'insegnante non diagnostica e non rieduca. Osserva, segnala alla famiglia e mette in atto le misure giuste. Il pezzo fa parte del nostro percorso sui Bisogni Educativi Speciali e la normativa BES, la cornice dentro cui ogni DSA trova risposte scolastiche.

In sintesi:

  • La disgrafia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) del gesto grafico, riconosciuto dalla Legge 170/2010. Non è un deficit di intelligenza.
  • Va distinta dalla disortografia: la disgrafia riguarda come si scrive (il tratto), la disortografia cosa si scrive (le regole ortografiche).
  • A scuola si riconosce da segnali ricorrenti (scrittura illeggibile, lenta, faticosa), ma la diagnosi spetta solo allo specialista.
  • Lo strumento operativo è il PDP, con strumenti compensativi (computer, stampatello, tempi più lunghi). Si valuta il contenuto, non la calligrafia.

In sintesi

La disgrafia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) che riguarda il gesto grafico: la difficoltà a riprodurre in modo leggibile i segni alfabetici e numerici, pur sapendo cosa si vuole scrivere. Non tocca l'intelligenza né l'ortografia, ed è riconosciuta in Italia dalla Legge 170/2010. La diagnosi spetta a uno specialista. A scuola il docente non rieduca la scrittura: osserva i segnali, li condivide con la famiglia e applica gli strumenti previsti dal Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Insegnante che aiuta con delicatezza un alunno con disgrafia mentre scrive a fatica sul quaderno, un laptop accanto come strumento
Con la disgrafia il docente non corregge la calligrafia: offre strumenti che permettono all'alunno di esprimere ciò che sa

Cos'è la disgrafia

La disgrafia è un disturbo specifico dell'apprendimento della scrittura nella sua componente grafo-motoria. In parole semplici, riguarda il modo in cui la mano traccia lettere e numeri: il risultato è una scrittura poco leggibile, irregolare e faticosa, mentre restano intatte l'intelligenza e la capacità di ragionare.

È importante non confondere due piani. La disgrafia riguarda il gesto, non il contenuto: un alunno disgrafico può avere idee ottime e conoscere benissimo le regole grammaticali, e comunque produrre un testo difficile da decifrare. Il problema è nell'automazione del movimento della scrittura, non nella testa.

In Italia la disgrafia è una delle quattro condizioni riconosciute dalla Legge 170 dell'8 ottobre 2010, insieme a dislessia, disortografia e discalculia. La diagnosi viene formulata da uno specialista (neuropsichiatra infantile, psicologo o logopedista) di norma non prima della fine della seconda o terza classe della primaria, quando la scrittura dovrebbe essersi automatizzata: prima è difficile distinguere la disgrafia da un normale percorso di apprendimento del segno.

Disgrafia o disortografia?

È la distinzione che genera più confusione, ma è decisiva per scegliere gli strumenti giusti. Le due condizioni possono coesistere, eppure toccano cose diverse.

DisgrafiaDisortografia
Cosa riguardaIl gesto grafico, come si scriveLe regole della lingua, cosa si scrive
Come si manifestaTratto illeggibile, irregolare, lentoErrori ortografici, scambi di lettere, doppie
Il problema èMotorio (la mano)Linguistico (la codifica)
EsempioParola scritta ma indecifrabileParola leggibile ma sbagliata

In entrambi i casi si tratta di DSA riconosciuti dalla Legge 170/2010, e in entrambi il docente non fa diagnosi. Sapere quale delle due prevale, però, orienta gli interventi: per la disgrafia contano di più il computer e la scelta del carattere, per la disortografia il correttore ortografico e gli schemi delle regole.

Come si riconosce in classe: i segnali

Il docente non fa diagnosi, ma è spesso il primo a notare un pattern che si ripete. Riconoscere i segnali serve a due cose: adattare la didattica e fornire osservazioni utili alla famiglia e allo specialista. Ecco i comportamenti più frequenti.

AreaCome si presenta a scuola
LeggibilitàScrittura difficile o impossibile da decifrare, anche a distanza di poco
RegolaritàLettere di dimensione variabile, righe che ondeggiano, spazi irregolari
Pressione e trattoPressione eccessiva sul foglio, tratto pesante, buchi o strappi
Impugnatura e posturaPresa scorretta della penna, postura tesa, testa vicina al banco
FaticaScrittura lentissima, stanchezza o dolore alla mano dopo poche righe

Il segnale che conta non è il singolo tratto storto, normale in ogni bambino che impara, ma la persistenza della difficoltà nonostante l'esercizio, e la sua sproporzione rispetto all'età e al resto del rendimento. Un alunno che comprende, ragiona e argomenta bene, ma la cui scrittura resta un ostacolo, è il profilo che merita attenzione.

Mano di un bambino che stringe troppo la penna con postura scorretta su un foglio pieno di righe ondulate e irregolari
Impugnatura tesa, pressione eccessiva e tratto irregolare: alcuni dei segnali più frequenti della disgrafia

Da evitare

Far ricopiare all'infinito per "migliorare la calligrafia" non aiuta: aumenta la fatica, il dolore alla mano e l'avversione per la scrittura. Allo stesso modo, abbassare il voto perché il quaderno è disordinato, correggere in rosso la forma delle lettere o far leggere l'alunno mentre gli altri aspettano rompe la relazione e non insegna nulla. La disgrafia non si vince con la severità.

Il docente non diagnostica: cosa fare davvero

Davanti ai segnali, il compito dell'insegnante è chiaro e non clinico. Si muove su tre piani.

  1. Osservare e documentare. Annotare i comportamenti ricorrenti, in quali compiti compaiono e con quale frequenza. Sono informazioni preziose per la famiglia e per lo specialista.
  2. Parlare con la famiglia. Condividere le osservazioni con tatto, senza diagnosi fai-da-te, e suggerire una valutazione presso i servizi competenti (ASL o specialisti accreditati).
  3. Applicare il PDP. Quando arriva la diagnosi, il consiglio di classe redige il Piano Didattico Personalizzato, lo strumento che traduce la diagnosi in azioni quotidiane in aula.

Il PDP è previsto dal DM 5669 del 12 luglio 2011 e dalle Linee guida allegate, che attuano la Legge 170/2010. Non riduce gli obiettivi di apprendimento: organizza il modo di raggiungerli e rende coerente l'azione di tutti i docenti della classe. Per la procedura completa abbiamo una guida dedicata su come compilare il PDP.

Strumenti compensativi e misure dispensative

Il cuore operativo del PDP sono due categorie di interventi, da non confondere. Gli strumenti compensativi sostituiscono o supportano l'abilità deficitaria; le misure dispensative sollevano l'alunno da prestazioni che il disturbo rende inutilmente penalizzanti.

Strumenti compensativiMisure dispensative
Computer o tablet con videoscritturaDispensa dalla scrittura in corsivo veloce
Stampatello maiuscolo, più semplice da tracciareRiduzione della quantità di testo da scrivere
Impugnatura ergonomica e quaderni facilitatiNiente copiatura lunga dalla lavagna
Fotocopie, schemi e appunti già prontiTempi aggiuntivi nelle prove scritte
Registratore o sintesi vocale per gli appuntiPossibilità di verifiche orali al posto di quelle scritte

La logica è semplice e va spiegata anche alla classe: lo strumento compensativo non è un privilegio, è una protesi cognitiva. Come gli occhiali per chi ha un difetto visivo, non scrive al posto dell'alunno: gli toglie l'ostacolo della mano e gli permette di concentrarsi su ciò che il compito vuole misurare davvero, cioè le idee.

Scrivania con laptop, impugnatura ergonomica per matita e tessere di lettere in stampatello come strumenti compensativi per la scrittura
Computer, stampatello e impugnatura ergonomica: strumenti compensativi da consentire anche durante le verifiche

Come si valuta un alunno con disgrafia

La valutazione misura il contenuto, non la forma grafica. È il punto più delicato e quello su cui le Linee guida del DM 5669/2011 sono più chiare: la prova deve mettere l'alunno nelle condizioni di mostrare ciò che sa, senza che la scrittura diventi un muro.

In pratica significa non abbassare il voto per una calligrafia disordinata, consentire il computer o lo stampatello nelle verifiche, dare tempi aggiuntivi o meno testo da produrre, e prevedere la prova orale quando la scritta penalizzerebbe l'alunno oltre misura. L'obiettivo di apprendimento resta lo stesso del resto della classe: cambia solo lo strumento di misura.

Un principio guida

Chiediti sempre cosa stai valutando con quella prova. Se vuoi sapere se l'alunno ha capito la Rivoluzione francese, la leggibilità della sua scrittura non deve entrare nel voto: valuta il ragionamento e i contenuti, non l'estetica del quaderno. Consentire il computer, in quel caso, non è un aiuto, è coerenza.

Insegnante che valorizza le idee e i contenuti di un alunno con disgrafia invece di penalizzare la calligrafia disordinata
Con la disgrafia si valuta il contenuto, non la calligrafia: l'obiettivo resta lo stesso, cambia il modo di misurarlo

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Domande frequenti

Che cos'è la disgrafia?

La disgrafia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) che riguarda il gesto grafico, cioè la difficoltà a riprodurre in modo leggibile i segni alfabetici e numerici. Non intacca l'intelligenza né le regole ortografiche: chi ha disgrafia sa cosa vuole scrivere, ma la mano fatica a farlo. In Italia è riconosciuta dalla Legge 170/2010 insieme a dislessia, disortografia e discalculia. La diagnosi spetta a uno specialista.

Quali sono i primi segnali della disgrafia?

I segnali più frequenti sono una scrittura poco leggibile, lenta e faticosa, con pressione eccessiva sul foglio, lettere di dimensione irregolare, parole e righe che ondeggiano e spazi variabili. Spesso si notano impugnatura scorretta della penna, postura tesa e stanchezza o dolore alla mano dopo poco. Il segnale che conta non è il singolo tratto storto, ma la difficoltà che persiste nonostante l'esercizio e sproporzionata rispetto all'età.

Qual è la differenza tra disgrafia e disortografia?

La disgrafia riguarda il gesto grafico, cioè come si scrive: il tratto è illeggibile, irregolare, faticoso. La disortografia riguarda invece le regole della lingua, cioè cosa si scrive: errori di ortografia, scambi di lettere, doppie e accenti sbagliati. Sono due DSA distinti, entrambi previsti dalla Legge 170/2010, ma possono presentarsi insieme. Distinguerli aiuta a scegliere gli strumenti giusti nel PDP.

La disgrafia si guarisce?

La disgrafia non è una malattia, quindi non si guarisce nel senso medico del termine: è una caratteristica del funzionamento che accompagna la persona. Con un percorso di rieducazione del gesto grafico, seguito da specialisti, la scrittura può migliorare molto, soprattutto se si interviene presto. A scuola, però, l'obiettivo non è correggere la calligrafia a tutti i costi: è compensare la difficoltà con strumenti adatti perché l'alunno possa esprimersi.

Come si valuta un alunno con disgrafia?

Si valuta il contenuto e non la forma grafica. In pratica, non si abbassa il voto per una scrittura brutta o disordinata, si concede l'uso del computer o dello stampatello, si danno tempi più lunghi e meno quantità da scrivere, e quando serve si consente la verifica orale. Le Linee guida del DM 5669/2011 chiedono una valutazione coerente con il PDP: si misura ciò che l'alunno sa, non quanto è ordinato il suo quaderno.

In conclusione

La disgrafia non si combatte con più ricopiature e più severità, ma con strumenti giusti, strategie concrete e una valutazione che guarda alle idee, non alla calligrafia. Il docente non rieduca la mano di nessuno: crea le condizioni perché un alunno intelligente, che con la scrittura fatica, possa comunque mostrare quanto vale. È un cambio di sguardo che, una volta fatto, fa bene a tutta la classe.

Per approfondire il quadro dei DSA, leggi la nostra guida sugli strumenti compensativi e dispensativi per i DSA, quella sulla discalculia a scuola e quella sulle strategie di didattica inclusiva.

Hai una domanda su questo tema o un caso che vuoi raccontare? Scrivimi a simone@regispro.it: leggo e rispondo personalmente.

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